No alla violenza: Anche per Unisa una panchina rossa.

Verrà inaugurata il 18 novembre. E la frase “simbolo” potrà essere scelta dagli utenti. La panchina rossa all’Unisa.

25 novembre: “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

Unisa la celebra con l’installazione della “Panchina rossa Unisa” presso il campus di Fisciano.

stop-al-femminicidio-panchina-rossaLe panchine rosse contro la violenza sulle donne stanno avendo riscontro in diversi Comuni e Atenei italiani. E’ un’iniziativa promossa dall’Osservatorio Interdipartimentale per gli studi e di Genere e le Pari Opportunità/Ogepo.

L’installazione della Panchina rossa Unisa ospiterà, come tutte le altre panchine, una “frase-simbolo” dell’impegno dell’Ateneo nel contrasto a ogni forma di discriminazione di genere. Un invito a tutta la comunità del decidere quale sarà la frase.

Il pensiero o lo slogan che meglio sarà in grado di tradurre e trasmettere l’impegno dell’Ateneo su questi temi, verrà scelto per essere stampato sulla Panchina Rossa Unisa. In occasione della sua inaugurazione pubblica il prossimo 18 novembre al campus di Fisciano. Le frasi potranno essere condivise sulla pagina Fb dell’evento

panchina-rossa-unisa“La panchina rossa” diventa così il simbolo del percorso di sensibilizzazione verso il femminicidio e la violenza maschile sulle donne.

Una donna uccisa lascia un vuoto che non può essere dimenticato. Per questo motivo la sedia rossa, colore del sangue,  è diventata il simbolo del “posto occupato”: quello dove si sono sedute tante volte l’amica, la mamma, la moglie portate via dalla violenza. Federica Frola

scarpe-rosse-violenza-sulle-donneRicordiamo che, oltre alla panchina, per partecipare alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne basta indossare un paio di scarpe rosse.

Forse, ancora, non tutti sanno che le scarpe rosse “Zapatos Rojos” sono nate come progetto d’arte pubblica. Dell’artista messicana Elina Chauvet. Che nel 2009 espose la sua installazione di 33 scarpe rosse a Ciudad Juárez. La città dove il tasso di femminicidio è così elevato da essere definita “la città che uccide le donne”. L’installazione è il risultato finale di una chiamata alla causa in favore della lotta contro la violenza sulle donne. L’idea di base è quella di favorire un passaparola all’interno della società civile.

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