Cadere…

La caduta fa sempre male… sempre. Capire di aver sbagliato tutto, e pensare di dover ricominciare da capo. Io sono fortunata ho dei genitori fantastici accanto ed ecco qui il video di oggi.

Posted by Angela Forleo on Sonntag, 13. August 2017

La mia prima volta..

Sicuramente era un giorno d’estate, fine luglio molto probabilmente, il giorno in cui conobbi Daniele Quell’anno erano successe tante cose importanti per la mia vita, o almeno per la mia vita fino a quel punto. La prima, sicuramente, è che, finalmente, sì perché per me era finalmente… mi sentivo indietrissimo rispetto alle mie compagne di classe, avevo fatto sesso per la prima volta.
Era gennaio, proprio il giorno del mio compleanno e Francesco, il ragazzo 26enne con cui uscivo all’epoca mi telefonò.

“Pronto”

“Ciao Tesoro”

“Allora si festeggia il tuo compleanno?”

“Non so. Cosa volevi fare?”

“Pensavo a cena e poi serata io e te fino al mattino”

Non ci potevo credere, mi stava chiedendo di dargliela, perché alla fine era di quello che si trattava: sesso.

Continuavo a pensare che 17 anni non erano pochi per la mia prima volta, forse in realtà sarebbero stati perfetti e così acconsentii alla pazzia. Salutai in fretta il mio “romantico” ragazzo e decisi di dover assolutamente creare una storia che stesse in piedi per i miei genitori. Persone morbide e abbastanza liberali, ma dettate da un forte senso civico e di giustizia.
Presi il mio Alcatel, un telefono viola a forma di banana con lo schermo arancione, il più delle volte lo usavamo come bottiglia nell’omonimo gioco, perché quando lo facevi girare non smetteva più!

Al primo squillo Francesca rispose dal suo Nokia 7210, un telefono bellissimo che aveva persino i giochi all’interno e il migliore e quello più cool all’epoca era Snake.
Snake consisteva nel muovere con le freccette della tastiera del telefono un serpente, rappresentato da pixel pieni, un segmento di pixel che aumentava di lunghezza ogni volta che si riusciva a raccogliere le mele.
Scopo del gioco era non incastrarsi su sé stessi e non toccare le pareti o il proprio corpo da rettile pixelato.

“Ohy”

Rispondeva sempre così, una voce che partiva tutta dalla gola e che sembrava avesse mangiato frutta candita. Era una voce che si poteva mangiare a dire la verità, l’avrei potuta ascoltare per ore e avrei potuto guardare Francesca per ore.
I suoi occhi verdi, la sua pelle bianca latte con piccolissime lentiggini sulla punta del naso. Il suo essere sovrappeso molto più della media delle ragazze a quell’età la rendeva ai miei occhi solo una persona ancora di più da proteggere. Io l’amavo, forse non ho mai amato nessuno così tanto, forse l’amore che provavo per lei in quel periodo era così puro e privo di malizia da farmi sentire appagata anche solo guardando i cartoni animati in sua compagnia al pomeriggio dopo la scuola.

“Fra, mi devi aiutare.” Intonai con voce supplicante.

“Mi piace quando dici che devo.” Rispose lei.

“Beh, ti ricordi quando ho detto a tua mamma che il limoncello l’avevo bevuto tutto io e tu non avevi toccato una goccia di alcool?”

“Sì” dovette ammettere.

“Ti ricordi quando mi sono presa la colpa delle tue sigarette dicendo che tu non fumavi?”

“Quello non vale, anche tu fumi.” Cercò di svalutare il mio gesto eroico.

“Se per quello ¾ di limoncello l’avevo bevuto veramente io!” risposi.

Scoppiammo a ridere, avevo le lacrime e le contrazioni agli addominali dagli spasmi di quella risata e tutto di nuovo sembrava fermarsi. Ogni volta era come sentirmi a casa, ad ogni risata.

“Comunque, tornando alle cose importanti” cercai di essere il più seria possibile.

“Cazzo hai combinato?” ecco appunto, come faccio a essere seria se una persona mi risponde così?

“Niente!” sono pronta a difendermi.

“Cazzo stai per combinare?” eh però così non vale…

“Ma ti pare? Io? È che Francesco vuole che festeggio con lui il mio compleanno sabato.” Cercai di spiegare.

“Il tuo compleanno è oggi.” Scandì in modo sicuro.

“Grazie per avermelo precisato, mi ero dimenticata di segnarlo sul calendario.” dissi

“Quindi? devo uscire con voi?” chiese sarcasticamente la mia amica.

“Sì, certo… diciamo che in realtà, la cosa sarebbe diversa. Vai in montagna questo weekend?” chiesi io di risposta. Francesca rispose di sì.

“Io dirò ai miei che vengo in montagna con te e dormo lì sabato notte.” La scusa doveva essere il più breve possibile per ricordarsela sempre in futuro.

“E invece dove dormi?” domanda più che lecita da parte sua.

“Ancora non lo so, però da quello che ho capito non sarò più vergine domenica!” esclamai entusiasta.

“Complimenti” Francesca era così, ma non era ironia la sua era un vero quasi apprezzamento solo privo di qualsiasi flessione di sentimento perché si divertiva a farlo,

Non lo pensava davvero, Francesca sapeva che i ragazzi si aggrappavano a me per i motivi sbagliati, per il mio entusiasmo, per gli stimoli, ma mai perché mi amassero veramente. Io li svegliavo dai letarghi e cambiavo la loro prospettiva e il loro modo di essere. In più la mia migliore amica odiava il mio ragazzo.
Non sembri molto sincera

Beh, vai a fare sesso con uno che ha 10 anni più di te.

Sono 9 e ha detto che sono molto matura per avere 17 anni.

Infatti, è lui che è un deficiente depravato perché si fa una minorenne, ed è pure una guardia di finanza, minchia, figa, boh si potrebbe arrestare da solo.

Quindi mi aiuti?

Certo, Angela, ma tu stai attenta e usa le precauzioni, se vuoi andiamo a comprarli assieme i preservativi.

Lo sai che ti amo, vero?

Lesbica del cazzo. Auguri.

Chiudemmo lì la nostra conversazione.
Beh comunque quella domenica lì non ero più vergine veramente, solo che tutto il mio piano diabolico si dimostrò inutile perché appena tornata a casa mio padre sorridendo mi disse: “Tu, hai fatto sesso”, la reazione di mia madre fu di ben dieci secondi di silenzio guardando prima mio padre poi me e poi di nuovo mio padre.

Credo che il movimento servisse per capire come si sarebbero dovuti comportare, vedendo il sorriso divertito di mio padre e veramente per nulla imbarazzato l’unica cosa che pronunciò fu: “Hai usato il precauzioni vero?”

Urlai sì, scappando in camera e chiudendo la porta. Non si riusciva mai a fare qualcosa di veramente assurdo in questa famiglia.

 

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